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Il miracolo dell’Aloe e del miele

Mezzo chilo di miele di api (miele, autentico), due foglie grandi o tre piccole di aloe vera,3 o quattro cucchiaiate di arak (o whisky, o cachaca brasiliana o tequila messicana o grappa italiana). Il tutto immerso nel frullatore, naturalmente dopo aver levato alla polvere dalle foglie e le spine dall’aloe. Ne viene fuori una crema. Con questa crema e il frate gaucho del convento francescano di Betlemme ha guarito molti dal cancro. Proprio così: ha guarito molti dal cancro. Se lo andate a trovare nel suo convento di Betlemme non vi aspettate di incontrare una sagoma eccezionale: magari una barba folta e ispida, occhi che vi scrutano con luce sinistra, da mago. Nel suo laboratorio nessun alambicco, nessun formulario misterioso. Anzi nessun laboratorio. nemmeno il frullatore in proprio: se lo fa imprestare, quando occorre, dalla suora addetta alla cucina del convento. Non è un mago, né un taumaturgo, né un medico. Padre Romano Zago, francescano brasiliano, all’anagrafe di Lajeado in diocesi di Porto Alegre classe 1932, di radice italiana, attualmente in servizio alla Custodia di Santa, è di normale trasparenza. Semplice e affabile. Affabilissimo. Maestro di formazione dei giovani frati che seguono il corso di studi filosofici nello studentato di Betlemme, prima di passare al seminario teologico internazionale del convento di San Salvatore in Gerusalemme. Qui come a Betlemme Padre Romano e anche professore di lingua latina.

NE MEDICO, NE MAGO, NE TAUMATURGO
Se non è medico, ne mago da dove viene tanta “sapienza”? è andato a scuola dai poveri. “Dalle mie parti, in Brasile, la gente, quella che non può permettersi il lusso di accedere ai ritrovati sofisticati e cavillosi e costosissimi, e così spesso inefficaci, della moderna medicina, va direttamente dal buon Dio, che ha creato le erbe e, fra queste, l’aloe vera”, che si trova ovunque, anche lungo il ciglio della strada, e che padre Romano ha imparato dalla sua gente a riconoscere.

 

UN MIRACOLO CHE POTETE FARE ANCHE VOI
Se mi domandate se è vero che guarisce dal cancro, vi risponderà che “anche tu puoi”. “Chiunque può farlo. La forza misteriosa è in madre natura, quindi a portata di tutti. Dunque: frullatore, aloe, miele, arak. Frullare accuratamente e agitare bene prima dell’uso: i componenti dell’infuso medicinale debbono fondersi bene fra di loro. Tre cucchiai da tavola tre volte al giorno, prima dei pasti. Uno al mattino presto, uno a mezzogiorno, uno alla sera. Un quarto d’ora prima dei pasti è sufficiente. È consigliato osservare un adeguato lasso di tempo fra il momento di ingerire la medicina e il pasto precedente. A digiuno, le pepsine dell’organismo sono pronte ad entrare in azione e portare la medicina agli estremi confini del corpo. La cura dura normalmente 10 giorni”. Non si può pretendere di guarire subito. Padre Romano ci tiene a non favorire illusioni miracolistiche. Se la prima cura non ha raggiunto un effetto di guarigione totale, “il paziente dovrà sottoporsi a una nuova serie di esami, per vedere la necessità o meno di una seconda, terza o quarta dose, fino alla guarigione totale”. Spesso alcuni pazienti si sentono subito meglio. Ciò non è segno di avvenuta guarigione. Saranno gli esami a dimostrare l’entità dell’avvenuto miglioramento. Occorre pazienza e perseveranza. L’efficacia dell’infuso è sicura, e forte su qualsiasi tipo di cancro, sia esterno e interno: cancro della pelle, della gola, del seno, dell’utero, della prostata, del cervello, del fegato, dell’intestino ecc. l’esperienza di padre Romano registra casi di guarigione della stessa leucemia. Tutto può sembrare troppo semplice per essere vero. È così, infatti. “La spiegazione è molto semplice” insiste padre Romano, per nulla disarmato dall’ombra di incredulità che vede nei vostri occhi. “L’infuso opera una radicale pulizia dell’organismo attraverso il miele, cibo che arriva fino all’angolo più nascosto del nostro corpo. A sua volta l’aloe viaggia nel miele con il suo grande potere cicatrizzante; l’alcol aiuta a dilatare i vasi sanguigni e favorisce questo viaggio di pulizia generale. Il sangue si purifica lentamente in 10 giorni”. Si comprende come l’infuso contenga un’azione anche preventiva del male: “col sangue pulito tutto l’organismo cammina bene; come una macchina con combustibile della migliore qualità”.

 

CRONACHE DELLA GUARIGIONE
Il primo caso di guarigione dal cancro risale a sei anni fa. Un uomo anziano con cancro alla prostata in fase ottimale. I medici lo avevano messo “in uscita” dall’ospedale: non c’era più nulla da fare. Padre Romano viene chiamato per amministrare gli “ultimi sacramenti”. Amministra regolarmente i sacramenti; poi gli suggerisce la sua cura. L’anziano signore è ancora vivo e vegeto, con i suoi tranquilli ottant’anni. La pia suora delle francescane missionarie del cuore immacolato di Maria di Aida (Betlemme) non fece in tempo a sapere della medicina di padre Romano e della confezione preparata andò a finire in fondo ad un cassettone. Finché l’infermiera delle suore, sr Silvana, non venne a sapere del cancro di un’amica. Sr Silvana si ricordò della medicina in fondo al cassetto. L’amica guarita in pochi mesi è viva e di buon umore: può raccontare lei stessa a propria storia. Uno dei due segretari della scuola di terra Santa di Betlemme aveva il cancro alla gola. Gli era rimasto meno di un filo di voce. Il direttore della scuola, padre Raffaele Caputo, ricorse a padre Romano il quale andò dall’amico comune armato di una bella confezione del suo “sciroppo”. In due mesi il segretario ha riacquistato la sua voce normale e riprese il suo posto di lavoro. Padre Caputo ne è testimone. Eh sì che questi frati sono duri e tardi di cuore a credere! Padre Romano racconta tutto con molta serenità quasi con distacco. Ma quando parla del caso di Geraldito si emoziona visibilmente. Geraldito è un bambino argentino di cinque anni, malato di leucemia. Tentata ogni via possibile nel suo paese, gli stessi medici ripongono l’ultimo filo di speranza in una operazione di trapianto di midollo. Intervento realizzato con successo in Spagna, a Barcellona. In realtà il successo è di breve durata. Il male si riaffaccia, a far perdere ogni speranza agli stessi medici che gettararono la spugna nella più comprensibile costernazione dei genitori. Questi, profondamente credenti, intraprendono un pellegrinaggio in terra Santa. Stando in preghiera davanti alla grotta della Natività, proprio nell’ora della quotidiana processione dei frati francescani. Tra i frati salmodianti c’è anche padre Romano, che si accosta ai desolati genitori e ne riceve l’angosciata confidenza. Il padre non promette nulla, ma suggerisce la sua cura: una prima dose per un primo mese, che Geraldito esegue alla perfezione. Trascorso il mese, è lì alla grotta, in processione, con i genitori e il fratello che aveva donato il midollo per il trapianto. Sta già molto meglio. Padre Romano gli consegna la dose per un altro mese. Ma prima ancora dello scadere del mese, Geraldito e i suoi possono ripartire per l’Argentina. Il bambino è guarito. Padre Romano Zago ha ragione di commuoversi ancora al ricordo. E soprattutto perché molti sappiano che dal cancro si può guarire. Ricordatelo: “non gridare al miracolo”, potete farlo anche voi. “È una cosa semplice!”, grida padre Romano, mentre parte con il suo pulmino, per il carico settimanale di frutta e verdura, al piccolo mercato arabo, accanto alla Tomba di Rachele, sulla via dei Patriarchi.

 

UNA PAROLA SULL’ALOEtratto da “La Terra Santa” mar-apr 1995 pag. 54-56
Abbiamo ricevuto molte lettere intorno al nostro articolo sugli effetti dell’aloe (la terra Santa, novembre-dicembre 1993). Padre Romano Zago, (convento S. Caterina, POB 45 – Bethlehem, Israel, Tel: 02-745 425; 02-743 084) ci informa che tutto quello che aveva da dire intorno alle proprietà terapeutiche di detta pianta grassa è stato pubblicato. Desidero tuttavia aggiungere che molti medici conoscono e apprezzano “l’attività mitogena sui linfocili, l’attività antinfiammatoria e antitumorale” dell’aloe. L’aloe vera descritta da Linné, l’aloe barbadensis descritta da Miller e l’aloe vulgaris di Lamarck, sono un’unica pianta. Oggi la classificazione botanica ufficiale considera termine corretto per l’aloe medicinale: Barbadensis (l’aloe vera rimane l’appellativo corrente). L’aloe vera raggiunge un’altezza media tra i 60 e i 90 cm. Le sue foglie sono lunghe da 40 a 50 cm ornate da spine e con una base tra 6 e 10 centimetri di larghezza. Le foglie dell’aloe sono rivestite da una cuticola protettrice. Sotto questa membrana si trova una prima pellicola di cellulosa formata da cristalli d’ossalato di calcio. Le cellule pericicliche della linfa giallo-rossastra con proprietà lassative. Infine, compresa in questa tripla protezione, il parenchima incolore formante il gel della pianta. La qualità di questo genere, dipende dal sole, dalle condizioni climatiche e dalla zona di cultura. L’aloe è una pianta fanerogana (a fioritura), angiosperma della famiglia delle liliacee, appartenente alla specie delle piante grasse o succulente, facente parte ugualmente delle cactacee. I fiori ripartiti su uno o più steli, di colore variante dal bianco verdastro al rosso, passando per il giallo e l’arancio. Le sue foglie sono carnose e taglienti contornate da spine a forma di spirale. La mucillaggine dell’aloe contiene nello spessore del parenchima una sorta di tessuto spugnoso capace di trattenere l’acqua filtrata dalle radici e dalle foglie. Attraverso il metabolismo, l’acqua si trasforma nel gel amaro e traslucido ad attività terapeutica, con proprietà medicinali. Le virtù medicinali dell’aloe sono conosciute dai differenti popoli appartenenti a tutte le civiltà della terra. Se ne conoscono oltre 300 specie. Le specie più conosciute e più utilizzate in medicina sono l’aloe vera, l’aloe dell’isola di Socotra (aloe succotrina), l’aloe del capo (aloe africana), l’aloe saponaria, l’aloe sinensis, l’aloe aroborescens, l’aloe del Natale, e l’aloe ferox. Sotto forma di estratto secco ridotto in polvere, viene usato in Europa come amaro, lassativo o vermifugo, mentre il gel fresco, estratto dalla polpa delle foglie, è usato per le punture di insetti, bruciature, tagli, ecxema. Ha anche attività cicatrizzante. Nel 1984 Ivan E. Danhof, professore di fisiologia all’università del Texas, mostra un incremento di fibroblasti umani,8 volte superiore con l’applicazione per uso topico. L’attività parrebbe legata ai polisaccaridi della polpa. Fujita, ne individua la bradichinasi, responsabile dell’attività analgesica. Nel 1985 Bill Mc Anelly, isola un altro polisaccaridi, il carrisyn, ed uno studio canadese e lo identifica con Acemannan l’attività antivirale. La sostanza brevettata dai lavoratori Carrington. Esistono prove cliniche su pazienti con AIDS che mostrano uno stimolo del sistema immunitario con blocco della progressione. Non sono stati segnalati effetti secondari. L’attività per il Dr. Reg MacDaniel, è legata alla trasformazione dell’Envelope Proteinico del virus dell’AIDS, neutralizzato e trasformato in modo da impedirgli l’attacco alle T4 (Clinical Research 1987). Il Dott. Ken’ichi Imanishi – Departement of Microbiology and Immunology, Tokyo, individual l’Aloctina,1 sostanza attiva e isolata nelle foglie dell’aloe arborenscens Miller, con molte attività biologiche e farmacologiche, come attività mitogena sui linfocili, attività antinfiammatoria e antitumorale (Phytoterapy Research 1993). H. Tsuda, K. Matsumoto, M. Ito, I. Girono – 2nd Departement of Pathology, Fujita Health University School of Medicine Toyoake, K. Kawai, H. Beppu, K. Fujita – Institute of Pharmacognosy Fujita Health University, Hisai, M. Nagao – Carcinogenesis Division, National Cancer Center Research Institute – Tokyo. Effetti dell’estratto secco dell’aloe arborescens Miller var.

 

Di Vittorio Borsello

 

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